Arredare significa aver cura di una casa e di chi la abita


Come ti chiami e di cosa ti occupi?

Mi chiamo Danilo Esposito e sono il Responsabile Arredi di AbitareIn.

Come hai conosciuto AbitareIn?

Nel corso delle mie esperienze precedenti ho ricoperto in diverse realtà il ruolo sia di arredatore sia di venditore. E spesso negli anni, parlando con i clienti, sentivo raccontare come avessero acquistato la loro casa nuova a Milano da AbitareIn. A quel punto la mia curiosità e il mio interesse sono stati tali per cui ho cominciato ad informarmi e a fare qualche ricerca. Scoprendo questa azienda, ho capito quanto e con che abilità si stesse affermando sul mercato immobiliare meneghino. Sono rimasto piacevolmente colpito dal tipo di business e ho cercato di propormi per entrare nel team.

Pensando al tuo background, come vedi il tuo ruolo di Responsabile dell’area Arredi?

Lavoro da sempre nel settore dell’arredamento. Nel 2009 ho cominciato ricoprendo il ruolo di arredatore e di venditore che, col tempo e con un percorso di crescita costante, mi ha dato la possibilità di assumere l’incarico di responsabile sia del team commerciale sia del punto vendita.  È stato un percorso durato 13 anni che mi ha permesso di maturare un’esperienza quanto più variegata nella vendita e nel contatto col pubblico, dalla grande distribuzione organizzata al retail di nicchia.

Ora credo che questo mio background possa essere un grande valore aggiunto per arricchire e accelerare la crescita del reparto interior di AbitareIn, supportando non solo il team ma anche l’azienda verso una maggior consapevolezza, sia nella scelta dei partners sia nell’offerta di proposte da fare al cliente.

Arredare, per te, cosa significa?

Per molto tempo ho pensato che fosse semplicemente “far scegliere ai clienti i mobili per la loro casa”. In realtà l’esperienza e la maggior consapevolezza dei valori intrinsechi di questo ambito, strettamente legati al benessere della persona oltre che alla mera espressione del personale gusto estetico (non a caso l’etimologia della parola “arredare” deriva dal termine gotico ga-redan e significa aver cura di qualcosa, provvedere, disporre, mettere in ordine) mi hanno dato modo di cambiare prospettiva. Arredare non vuol dire solo disporre i mobili negli spazi, ma anche prendersi cura, di una casa e anche di chi la abita, trasformarla in un luogo in cui il cliente stia bene e sia felice di vivere la propria quotidianità.

Si parla spesso di come sia cambiato il modo di vivere la casa. Questo vale solo per gli spazi o anche per gli arredi? Hai notato richieste particolari collegate a questo cambiamento?

In questi anni ci sono stati molti cambiamenti… persino la pandemia ha giocato un ruolo determinante, con l’adozione massiva dello smart working che ha coinvolto pressoché tutte le aziende della filiera.

Lo stesso cliente, modificando il modo di vivere la propria casa, ha cambiato anche la tipologia di arredo in essa: ad esempio, ci arrivano oggi tante richieste di creare delle “postazioni smart”, in camera o in soggiorno.

E come ci sono nuovi bisogni che si aggiungono, ce ne sono di quelli passati che scompaiono. Nelle case molto ampie (come quadrilocali o ville) vi era una stanza per gli ospiti, che oggi viene richiesta molto meno a quello scopo: si predilige lo smart working o comunque altre finalità ben più separate dalla vita quotidiana della casa. Inoltre, ho notato che sempre più clienti cercano, vogliono, spazi esterni più ampi: logge, giardini, balconi ampi per stare anche all’esterno, a contatto con l’aria aperta.

Che utilizzo fate della tecnologia nel team?

All’intero del team la tecnologia è di routine, la sfruttiamo al 100%! Grazie ad un configuratore grafico che abbiamo fatto sviluppare possiamo progettare sia gli spazi sia gli arredi. Attraverso questo strumento gestiamo tutte le attività che ci competono, comprese quelle di condivisione al cliente, riuscendo così a dare un’idea più precisa, nell’uso e negli ingombri di ogni spazio della sua futura casa e degli arredi scelti.

Parliamo di futuro: come lo vedi per l’Azienda, a livello generale e per il tuo reparto?

La realtà virtuale cambierà enormemente il modo in cui possiamo mostrare ad un cliente lo spazio di suo interesse e far sì che possa vedere particolari scelte di design direttamente all’interno di un ambiente, così da avere un’idea ancor più precisa della sua futura casa. Inoltre, i clienti sono sempre più consapevoli e informati, dunque partecipano, e parteciperanno, ancor più attivamente al processo progettuale.

Credo che, grazie all’utilizzo della tecnologia, il tempo tecnico tra la concezione di un’idea, la sua progettazione e la scelta di ogni dettaglio si ridurrà sempre di più. Per quanto riguarda invece il futuro di AbitareIn ti direi che sono molto ottimista. C’è una crescita continua nell’acquisizione delle aree, il che denota una propensione ad ampliare il mercato ed anche la zona di riferimento dello stesso, dunque, secondo me possiamo “solo” andare avanti e crescere sempre di più!

 

C’è una persona che per te è fonte d’ispirazione?

Assolutamente sì! Ho frequentato architettura al Politecnico di Milano ed ero molto affascinato dalla parte di interior. In quel periodo ho avuto modo di studiare il pensiero di Louis Isadore Kahn, l’ho compreso e apprezzato. Questo architetto è stato in grado di rovesciare il concetto del movimento moderno di architettura, ovvero che la forma segue la funzione. Secondo Louis Khan la funzione doveva prendere corpo all’interno della forma. Ho seguito quindi la sua filosofia, condividendola perché credo sia valida anche per l’arredamento: all’interno di una casa la funzione viene definita dagli spazi che vengono arredati, da cosa si vuole posizionare al suo interno e non viceversa.

 

La tua frase preferita?

“Arredare è l’arte di disporre le cose belle in modo confortevole”, di Billy Baldwin.